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SILVIO FOREVER

Un film di Roberto Faenza, Filippo Macelloni. Documentario, durata 85 min. - Italia 2011. - Lucky Red.

Se non lo voti, alla fine ti viene quasi voglia di votarlo. Se lo voti, alla fine ti chiedi perché lo hai fatto. È un film strano Silvio Forever, di Roberto Faenza e Filippo Macelloni, scritto da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. È una pellicola bellissima quando, per la viva voce del suo unico protagonista - a tratti originale, a tratti doppiata alla perfezione da Neri Marcorè sulla base di dichiarazioni autentiche - ti racconta la parabola del grande venditore. Del “più grande piazzista che ci sia al mondo”, come lo ha definito Indro Montanelli.
Diventa invece un'opera incompiuta quando il film affronta l'altra faccia del magico Silvio. Quella più oscura del grande compratore che, nei fatti, il film affronta solo quando narra il singolare rapporto tra il presidente del Consiglio e le donne. Certo, nella pellicola di Faenza è proprio Berlusconi a rivelare: "Il mio segreto è lo charme. I meccanismi per sedurre una donna o per conquistare il consenso in politica sono gli stessi". Lasciando così pensare, allo spettatore più malizioso, che quello è un paragone ad alto rischio. Visto che nel buio della sala sfilano le immagini di Ruby e le altre, mentre il sonoro ti regala gli audio dei nastri della escort barese Patrizia D'Addario intenta a parlare con lui del “lettone di Putin”.
Ma, decidere di non spiegare che dietro alla conquista della Mondadori ci sono anche le mazzette versate a un giudice, o chiudere il capitolo Cosa Nostra con le immagini del premier che difende Dell'Utri e attacca i magistrati, alla fine significa immortalare un cavaliere dimezzato. Ovvio, Marco Travaglio, davanti a Daniele Luttazzi, sostiene che nei forzieri del giovane Berlusconi entrarono capitali di ignota provenienza. E alla fine risulta più convincente di Silvio che nega e, parlando di sé in prima o terza persona, assicura di avere un'altezza nella media, per poi raccontare di quando da piccolo salvò la sorella, di quando andava a mungere le vacche ottenendo in cambio il burro, o vendeva i compiti in classe ai compagni, versando regolarmente in beneficenza quanto ricevuto.
Ma proprio perché il film, come ripetono gli autori, non vuole essere “un film politico”, avrebbe forse dovuto avere – a tratti – un maggior rigore documentaristico. Berlusconi è un personaggio complesso. Che va narrato in tutte sue sfaccettature. Per questo le piccole omissioni (dove sono i fratelli della Loggia P2? dove sono i finanzieri che andarono a lavorare per lui dopo le verifiche fiscali nelle sue aziende?) rischiano di trasformarlo, semplicemente, in una simpaticissima canaglia.
Le immagini di repertorio, le interviste dimenticate, il filmati recuperati anche su youtube o da emittenti estere, servono insomma per ribadire quello che anche chi gli è amico non nega più: Berlusconi vende sogni. Le voci contrarie, pur presenti nel film, non bastano invece per raccontare la sua capacità di fare acquisti. Anche di persone. Così alla fine Silvio Forever, più che una biografia non autorizzata di un potente uomo politico, diventa l'avvincente ritratto di un paese, l'Italia, che vuole per sempre restare scugnizzo. Un paese furbo, intelligente, spregiudicato. Ma irrimediabilmente piccolo.

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